Ambrogio Brenna (Ass. reg. allo sviluppo economico)



(da ToscanAffari
Il prodotto interno lordo della Toscana sfiorava i 141mila miliardi nel 1999. E’ salito ad oltre 145 mila miliardi nel 2000 e fino al 2005 si prevede un incremento medio annuo di circa del 2,6%. La disoccupazione è in calo. Aumenta l’export. Indicatori che dovrebbero lasciare spazio all’ottimismo, nonostante le perturbazioni che arrivano da oltre Oceano.

Sviluppo, innovazione, qualità. Queste sono tre parole ripetute in continuazione dall’assessore regionale allo Sviluppo economico, Ambrogio Brenna.

 Questi indici ci lasciano tranquilli?
«Creare lavoro costa meno che dare assistenza. Nella nostra regione esistono tutte le condizioni per creare impresa e per creare lavoro. Per questo abbiamo deciso di passare dagli “aiuti” agli “ incentivi”  per sostenrte tutte le iniziative che puntano su innovazione e qualità, determinando un riposizionamento delle nostre aziende nella fascia medio alta del valore aggiunto».

Sono tramontati i cosidetti “settori maturi”?
«Non si tratta, ovviamente, di questo. Le calzature, l’abbigliamento, il tessile, il cuoio non sono certamente settori maturi da abbandonare, ma da qualificare. Il sistema “moda” vale 12mila miliardi, ha al suo interno grandi capacità di innovazione e di espansione, noi dobbiamo sostenerlo. Non ha senso per la nostra economia competere con i paesi in via di sviluppo, dove dumping sociale e legislativo rappresentano un vantaggio nei confronti di chi rispetta le leggi ed i contratti. Per superare questo gap occorre prima di tutto ridurre i tempi della decisione, in modo che siano in linea con quelli del mercato, del cambiamento e della globalizzazione».

Le aziende toscane sono all’altezza di questa sfida? 
«Il nostro tessuto economico è caratterizzato da una miriade di piccole e addirittura micro imprese. Sicuramente questa dimensione è stata finora un vantaggio, come dimostrano gli indicatori economici che sopra sono stati richiamati. C’è stata maggiore flessibilità e la capacità di intercettare anche spazi limitati e di nicchia del mercato. Ma ora serve far crescere la dimensione aziendale, anche attraverso forme consortili, per aumentare le capacità di capitalizzazione e di autofinanziamento, per avere vantaggi negli approvvigionamenti, nella logistica e nella commercializzazione dei prodotti. Ma la sottocapitalizzazione non è un problema solo delle piccole aziende. Coinvolgeva anche imprese come Nuovo Pignone, Breda, Piaggio, Gucci, Uno a Erre. La tendenza degli investitori stranieri, come dimostrano questi nomi, è quella di acquisire imprese, preferibilmente già affermate, invece di crearne di nuove».

Quale ruolo può avere il sistema bancario?
«Una parte è ancora ancorata a vecchi schemi. Una parte del sistema del credito ordinario continua a concedere finanziamenti solo a chi dimostra di non averne bisogno. Mancano risorse per le start up e la cosidetta finanza innovativa stenta a decollare ed è limitata a poche realtà».

I punti di forza?
«Non esiste sviluppo durevole se non si investe in conoscenza e formazione. Occorre considerare la formazione come un investimento e quindi definire un trattamente fiscale privilegiato. La Toscana è famosa nel mondo per il “saper fare”, è fondamentale allora assicurare il trasferimento generazionale di queste competenze. La sfida è come rendere disponibile l’innovazione per quella miriade di piccole e medie aziende che ne avvertono il bisogno, ma che da sole non hanno i mezzi e le competenze necessarie. Non bisogna dimenticare che nella nostra regione sono presenti tre università, il Cnr e vari centri di ricerca».

Basta innovare per risultare vincenti? Non crede che esistano anche problemi di burocrazia e di infrastrutture?
«L’innovazione e la formazione sono due cardini essenziali dello sviluppo. Senza di questi si regredisce. Il confronto per le nostre aziende si sposta dai paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo. E’ indubbio che esiste un problema di burocrazia. Non a caso stiamo lavorando per semplificare tutte le procedure ed i rapporti tra aziende e pubblica amministrazione. E’ una sfida importante. La competitività, fattore essenziale per un’azienda, si misura anche dalla disponibilità di infrastrutture materiali e immateriali, di aree industriali attrezzate, di reti di comunicazione, idriche e di telecomunicazione efficenti, dalla promozione mirata del “marchio" toscana. Abbiamo inventato i distretti industriali. Ora si tratta di sviluppare progetti integrati che rendano la Toscana attrattiva nei confronti  di risorse esterne in grado di attivare nuove imprese. Per fare questo abbiamo bisogno di “pacchetti” che offrano aree o strutture immediatamente disponibili, vicinanza ai centri di ricerca ed incentivi economici».

Il cablaggio delle città è ormai un argomento d’attualità, abbinato alla trasformazione delle ex municipalizzate. Cosa può fare la Regione?
«La trasformazione delle utilities non è competenza diretta della Regione. Si tratta di servizi, che hanno grandi riflessi sulla vita e sull’economia dei cittadini e delle imprese. Queste imprese possono costituire direttamente un motore economico, alimentato dalla rilevante mole di risorse destinate agli investimenti per l’adeguamento degli impianti esistenti e per la creazione di nuove reti. Esse stesse possono rappresentare un volano di sviluppo per l’impreditoria locale».



 



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