Banking online


Banking online Un’idea semplice che potrebbe dare un contributo concreto alla risoluzione del complesso problema delle frodi online, che la tecnologia da sola non basta ad arginare. L’idea è quella di istituire un dominio che solo le istituzioni finanziarie siano autorizzate ad usare. La proposta arriva da F-Secure, la società finlandese specializzata in soluzioni per la sicurezza informatica.
 
Se l’ICANN[1] introducesse il nuovo dominio .safe e ne consentisse l’uso solo a banche e altre istituzioni finanziarie legittime previa registrazione con produzione di adeguate credenziali, il fenomeno delle frodi online potrebbe in parte essere arginato. Secondo le stime più recenti[2], sono 8 milioni gli italiani che visitano regolarmente siti di banking, il 10% in più rispetto al 2005. Analogo trend di crescita registrano anche gli altri paesi europei. Purtroppo però crescono di pari passo anche le frodi online, come testimonia un recentissimo rapporto del centro contro i crimini informatici dell’FBI, secondo il quale nel 2006 sarebbero state in totale 207.492 le denunce per frodi online nel mondo, con una perdita di 198,4 milioni di dollari: la più alta mai registrata fino a oggi.

La proposta per porre un freno al fenomeno che F-Secure fa all’ICANN è di introdurre un dominio .safe (o anche .sure o .bank), che solo istituzioni finanziarie autentiche sarebbero autorizzate a utilizzare. “Il nuovo dominio non risolverebbe totalmente il problema del phishing, ma certo potrebbe ridurlo”, spiega Mikko Hyppönen, capo della ricerca di F-Secure. “Sapendo che solo gli URL con estensione .save appartengono a istituzioni finanziarie autentiche, infatti, meno utenti cadrebbero nell’inganno di cliccare su link fasulli”.

“Al momento  i clienti non hanno possibilità di sapere con certezza se un sito appartenga o meno alla banca, e ciò vale soprattutto per le piccole banche. Se la concessione dei nomi a dominio con estensione .safe o .sure fosse rigidamente controllata, allora anche le aziende che si occupano di sicurezza avrebbero uno strumento in più su cui basarsi per controllare il traffico Web e le email; potrebbero sviluppare prodotti di sicurezza migliori e gli utenti si sentirebbero maggiormente protetti”, conclude Hyppönen.

 



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